POLITICA
Calabria Ora
È nelle parole finali il senso più emblematico di questo pomeriggio gremito di cittadini e riflessioni spesse. «Il Comune si costituirà parte civile nei processi che scaturiranno dall’indagine ‘Scacco matto’ e che vedranno il coinvolgimento di persone residenti a Polistena – annuncia il sindaco Michele Tripodi – invito i miei colleghi a far passare il messaggio che la costituzione è un fatto
automatico, un obbligo a tutela dell’immagine del proprio comune e della collettività». Cita il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi l’impegno della sua amministrazione contro la mafia, le intimidazioni. La Tripodi è intervenuta poco prima, pure altri sindaci, Nino Calogero di Cgil, il referente di Libera don Pino Demasi, Michelangelo Tripodi, Flavio Loria (Prc Reggio), Giovanni Laruffa (Pnc), l’associazionismo polistenese. E altri rappresentanti istituzionali non avranno il tempo di dire una parola. È il giorno della chiamata a raccolta di Polistena dopo «le gravi intimidazioni criminali ai danni del sindaco e di cittadini onesti, vogliamo dare un segnale di riscatto sociale», dichiara il vicesindaco Policaro. E la risposta è convincente, la galleria della sala consiliare piena, «un grande abbraccio alle istituzioni – lo definisce Tripodi – da qui deve partire un grido di allarme e speranza per tutto il territorio. La battaglia antimafia è impegnativa, va combattuta in modo univoco e unitario». Fiocca la solidarietà al sindaco di Polistena per il doppio furto d’auto subito a cavallo di Natale. Solo il collega di Scido e concittadino polistenese, Zampogna, azzarda: «Se per il furto ha parlato di intimidazione, Tripodi ha certo gli elementi per sostenere che sia tale». Chissà, allora, forse è a Zampogna che si riferisce il sindaco Pdci all’inizio del suo intervento: «Non accettiamo la solidarietà condizionata o che si tenti di sminuire quello che è accaduto». E davanti alla notizia secondo cui i recenti arresti in flagranza abbiano sgominato ‘la banda delle Panda’, osserva: «Spetta agli inquirenti stabilirlo. Se anche si è trattato di microcriminalità, la regia è più ampia e profonda, le azioni mirate. Si cerca di indebolire l’amministrazione o creare una strategia della tensione in risposta al fatto che non c’è più un ordine mafioso». Tripodi lega in un unico sentiero destabilizzante una serie di fatti avvenuti nelle ultime settimane. «Danneggiamenti, furti contro attività commerciali, strani incendi. Sono tutte coincidenze? Non possiamo abbassare la guardia, tanto più queste cose accadranno e tanto più forte sarà la nostra mobilitazione». E per dire come la sua giunta non faccia antimafia a parole, il sindaco cita la trasparenza negli appalti, nell’urbanistica, nei servizi sociali, nell’utilizzo dei beni confiscati. Concorda con chi lo ha preceduto, la ndrangheta si disarticola favorendo cultura e occupazione. Con le piccole scelte decisive d’ogni giorno, dice don Pino, «bisogna scegliere da che parte stare e combattere l’assuefazione ». Se Polistena un tempo era vista indenne dalla pervasività del malaffare, oggi bisogna rimboccarsi le maniche. «Non mi preoccupa la potenza militare della ndrangheta – osserva don Pino – ma la zona grigia, l’abitudine che prevale nella parte sana della società, la collusione, la connivenza. C’è il rischio di starci dentro senza saperlo o volerlo coscientemente». E poi il racket, “argomento tabù” a Polistena. «Le indagini ci dicono che esiste, ma una volta accertato, i commercianti hanno reagito esterrefatti, pieni di paura, ‘ora chi ci protegge?’. A loro dico che denunciare è una questione di dignità, non si può aspettare la rivoluzione ».

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